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il linguaggio italiano e l’informatica: siamo tutti anglofoni pro-microsoft?

Mi sono sempre divertito nel sentir parlare inglese i politici o coloro che si ritengono esperti di informatica e comunicazione.

I primi .. come ben sapete sono fonte di siparietti davvero comici, come il video con rutelli qui sotto mostrato

i secondi insistono ad utilizzare determinati termini, senza conoscere (o voler conoscere) le corrispondenti parole in italiano. Non li comprendo davvero in tutti i sensi.

Mi trovo spesso davanti a docenti che parlano solo usando parole condite con inglese maccheronico e riferite a prodotti microsoft. Se si parla di modi corretti di presentare un argomento ad una riunione brainstorming iniziano:

1. “come ben capite bisogna occorre conoscere gli strumenti, come office, per creare delle slide senza problematiche” ( e gia’ li’ rabbrividisco … ma perche’ i vecchi semplici chiari lucidi fanno cosi’ schifo? e perche’ si usa slide e non pagine di presentazione? e perche’ questo uso smodato del termine “problematiche” veramente obbrobrioso … “senza avere problemi” non era meglio?). Ultimo ma non ultimo Last but not least, perche’ bisogna per forza usare office? quello che conta e’ saper presentare l’argomento e farlo capire a chi ci ascolta, indipendentemente dagli strumenti che si usano! Ovviamente bisogna saper usare gli strumenti che si utilizzano, ma non devono essere per forza di casa microsoft!.

Certamente l’oggetto della presentazione principe e’ powerpoint. E li’ giu’ risate quando si parla dell’importanza degli sfondi dei background e della possibilita’ del software di cambiare i margini borders ed i contenuti contents con tantissime immagini clipart. Il bello e’ che magari ti testano e ti fanno la domandina a tranello:- se siete fuori e non avete a disposizione powerpoint come fate a mostrare le vostre slide? E li’ il sottoscritto che inizia a) vado in cartoleria e compro lucidi e pennarelli b) se hanno un computer collegato ad internet mi scarico openoffice e faccio quel che mi pare … alche’ mi interropono .. “ma non faceva prima a scaricare powerpointview?” e io-” no perche’ magari usano macos e non posso scaricare senza l’autorizzazione microsoft genuine adv.!” (ci vuole davvero poco a metterli nel dubbio nelle cose che credono di sapere, non occorre essere bastardo dentro bastard inside!

2. Se si parla di tabelle esiste solo excel. Prima dell’avvento del prodotto microsoft (quando era dominio di lotus123) si parlava di spreadsheet (ma foglio elettronico no? fa proprio schifo?) adesso solo excel (sara’ perche’ e’ un parola piu’ corta e piu’ esotica?).

3. Se si parla di gestione dati pura, ovviamente esiste solo access: se non ci sono icone da cliccare non fa moda trendy,! per cercare l’elenco dei codici dei prodotti di un fornitore devo cliccare 10 volte ? un bella riga in mysql no eh?.

4. Cosi’ come l’elaborazione testi il word processing e’ esclusivo appannaggio di word. La trasformazione dei pdf si fa solo con i prodotti adobe (gratuitamente con openoffice no, ho sentito che non sono sicuri!😛 ), l’elaborazione immagini solo con photoshop (anche la semplice inversione dei colori o la trasformazione in bianco e nero, perche’ gli altri non funzionano altrettanto bene!😀 )

La cosa sconcertante è che coloro che vengono pagati per insegnare a divulgare nel 90% dei casi usano termini impropri, sono spocchiosi, non conoscono alternative e soprattutto non conoscono l’italiano (ossia insegnano a comunicare senza conoscere loro stessi la lingua di comunicazione!). Passi per un’azienda privata, ma perche’ succede anche nelle amministrazioni pubbliche con i soldi dei contribuenti? Perche’ chi si presenta e’ in giacca e cravatta e sfoggia il logo microsoft certif. e afferma con arroganza che loro ( il plurale maiestatis fa molto effetto!) sono un’azienda che sviluppa progresso e sicurezza? Passatemi una torta che gli faccio fare la fine di bill gates!


24 Responses to “il linguaggio italiano e l’informatica: siamo tutti anglofoni pro-microsoft?”


  1. 1 dave
    2007 maggio 9 alle 12:32 pm

    Non è sbagliato usare una lingua tecnica in un ambito in cui rappresente uno standard. Se non ci credi ti consiglio di andare a fare un giro in francia dove tutto viene tradotto… e quando dico tutto, intendo tutto.

    Purtroppo è un dato di fatto che la lingua dell’informatica è l’inglese, ma abituarcisi permette di comprendere meglio persone straniere.

    Se non sei d’accordo per coerenza dovresti iniziare a chiamare le cose direttorio, topo, interrete, messaggero istantaneo, calcolator, lettore di alimentatore rss, reti senza fili (o rete se-fi), etichette degli archivi mp3, senza parlare di come si potrebbero tradurre cose tipo buffer o flip-flop e che tutti i manuali tecnici dovrebbero parlare di registro di istruzione (RI) al posto del instruction register (IR) e che AIDS diventerebbe SIDU e HIV sarebbe IUV, NATO diventa OTNA, USA SUA e dovremmo tradurre anche Ufficio Aperto Scrittore, Ufficio Aperto Disegnatore, Ufficio Aperto Impressione, Ufficio Aperto Foglio di Calcolo…

    Inoltre bisognerebbe spiegare a tutti quelli che nel mondo da sempre usano allegro e forte nel linguaggio musicale (in italiano) che dovrebbero tradurre questi termini… per esempio happy e strong.

    Ah.. e si potrebbero fare dei concorsi alle scuole medie elementari per trovare delle parole italiane che descrivano quelle straniere diventate di uso comune: ad esempio ferryboat potrebbe diventare trenonave… solo che questa cosa era scritta in un libro di Lidia Beccaria Rolfi ed erano altri tempi, un po’ più bui.

  2. 2 matte
    2007 maggio 9 alle 1:06 pm

    Ehm…. non per contraddirti ma si dice
    “Last but not Least”,con la “e”, e la traduzione
    italiana “Ultimo ma non ultimo” è letterale e fa
    schifo:
    si traduce in “Ultimo ma non per importanza”….

  3. 3 tosky
    2007 maggio 9 alle 1:16 pm

    @dave:
    Non è necessario tradurre tutto, come succede (almeno formalmente) in Francia. Ma dove l’uso della parola italiana è non ambiguo e non forzato (sfondi, margini, videoscrittura, foglio elettronico, presentazione, ecc) perché non usarli?

    Se fai un giro per i glossari dei gruppi di traduzione dei progetti liberi più grossi (GNU, GNOME, KDE) troverai delle scelte generalmente più che adeguate.

  4. 4 coort
    2007 maggio 9 alle 1:45 pm

    Come qualcuno già corresse: “At last but not least”, tradotto seriamente in “In ultimo ma non per importanza”, e dove in italiano perde il gioco di parole che “suona” bene in inglese, ma non in italiano.
    La diatriba và avanti da anni, neologismi, contaminazioni, e quant altro, personalmente perdità d tempo per chi non ha niente altro da fare, le lingue si evolvono in esigenza, devono evolversi, o come la sua societa è destinata a morire.

  5. 2007 maggio 9 alle 2:02 pm

    Anche io mi innervosisco quando invece di dire “foglio di calcolo” la gente dice “foglio excel”…🙄

  6. 6 dave
    2007 maggio 9 alle 2:19 pm

    @Tosky… chi decide quando è sensato e quando no? Diventa una decisione personale su cui potremmo non essere d’accordo.

    In ogni caso il discorso da fare dovrebbe essere “l’inglese viene usato a sproposito” e non “non si dovrebbe usare”. Ma rimane una questione persionale…

    Detto da uno che ha nel suo blog “Front Page”, poi mi fa un po’ ridere…

  7. 7 Freedom
    2007 maggio 9 alle 3:03 pm

    per quanto riguarda access…. lo si può anche criticare come DBMS… ma guarda che anche lui può essere interrogato tramite query in SQL!
    mySQL non è l’unico DBMS ad utilizzare SQL…. è pieno!

    Il tuo mi sembra + un attacco gratuito a microsoft invece di un discorso ponderato!

  8. 2007 maggio 9 alle 3:23 pm

    @ dave
    1. e’ vero che alcune parole non si possono tradurre. Non mi piace la traduzione forzata, ma quando esiste l’alternativa in italiano propongo di usarla!
    Se parlo di genetica non posso tradurre primer, perche’ dovrei usare la sua definizione per far capire di cosa parlo, cosi’ come in altre materie scientifiche. Ma sempre in genetica posso usare porzione di gene al posto di gene trunck.

    2. il “front page” non e’ modificabile, che io sappia, altrimenti lo avrei gia’ cambiato con “prima pagina” (se sai come si fa a cambiarlo su wordpress.com dimmelo e ti dico grazie di cuore).
    Capisco che e’ una contraddizione, come keep reading, ma un conto e’ essere costretti ad usare termini anglofoni, un conto e’ usarli per per insegnare ad usare un programma!

    2. tradurre acronimi mi sembra sciocco, il virus dell’HIV si deve indicare con la sigla inglese, ma va conosciuta la materia … e non fare gli sboroni con termini tecnici (come alcuni giornalisti pseudo-scientifici) e poi parlare di antibiotici contro il virus della sindrome da immunodeficienza acquisita .

    3. ripeto, quello che mi fa ridere e’ che vengono usati termini anglofoni per far vedere che si vale. Per me e’ importante far capire, quando spiego, non sparare a raffica termini stranieri per riempirmi la bocca! Quindi e’ meglio, in pubblico, usare 3 termini italiani, che comprendono tutti, magari un po semplici, al posto di un termine anglofono compreso dai soli addetti ai lavori. Se poi si tratta di una riunione scientifica i termini stranieri li uso solo quando servono, non dico “questa slide mostra il mio case study per il brainstorming” ma “questa diapositiva illustra il mio caso di studio per la riunione”. Non penso di essere xenofobo, amo solo l’italiano!

    @ matte
    last but not least corretto, grazie! (ultimo ma non ultimo fa schifo pure a me … era un esempio di traduzione maccheronica!)😉

    @ coort
    non sono d’accordo con te. Se qualcosa della societa’ cambia non necessariamente io la accetto per inerzia. Se nel chiacchierare in linea uso il termine ‘spippolare’ non mi permetterei mai di pubblicare un articolo scientifico in cui sia presente tale termine. La lingua e’ importante. Se e’ vero che puo’ farci ridere con delle storture, non significa che quando dobbiamo comunicare, e soprattutto insegnare, si debba essere come tanti pecoroni che seguono il gregge dell’ignoranza popolare!. A meno di considerare l’insegnamento e la conoscenza una cosa superflua.
    Io mi sforzo di migliorare il mio italiano, oltre al mio (pessimo) inglese, per il piacere di conoscere e farmi capire meglio dai miei simili.

    @ freedom
    attacco a microsoft? perche’? quando mai?😛
    io amo microsoft!
    Seriamente, su access hai pienamente ragione, conosco poco i database, ma per quel poco che conosco, con mysql faccio in 3 secondi quello che gli insegnanti dicono di fare con 10 passaggi (l’esempio e’ un aneddoto di 4 mesi fa!). Forse si trattava di un docente incompetente, ma spiega il titolo del mio articolo, o no ?

  9. 2007 maggio 9 alle 4:20 pm

    Pensavo che i tuoi errori in inglese qua e là fossero voluti, perchè essendo un post ironico, volevi ironizzare… ma visto che hai corretto il “least”, correggi anche il background. ciao

  10. 10 coort
    2007 maggio 9 alle 4:21 pm

    Allora sarebbe meglio dire usare i termini appropriati…
    Case Study = analisi

    Use-case = sempre analisi, ma si và nello specifico tecnico e di norma non si traduce

    Brainstorming: si che è una riunione, ma è un TIPO di riunione, il termine (intraducibile in italiano) serve a specificare un tipo di attività da compiere, ovvero riunirsi e raccogliere idee su qualcosa che si deve analizzare senza soffermarsi troppo nell’analisi e buttare giù ipotesi velocemente (di getto, letteralmente le prime cose che passano per la mente) da analizzare/implementare in un secondo momento.

    Se di cultura dobbiamo parlare, si comincia dall’informazione.

  11. 2007 maggio 9 alle 4:37 pm

    @ marlene .. be’ cerco di essere ironico, ma sono anche umano e sbaglio ! aggiungi il mio inglese che non e’ proprio il massimo !😉 grazie ! corro a correggere!

    @ coort
    Case Study (io l’ho sempre tradotta cosi’: studio di un’azienda, studio di un caso reale, analisi statistica su un determinato caso)
    http://www.wordreference.com/enit/case%20study
    Se hai materiale a supporto di quel che dici, scrivi pure! Sono sempre pronto a migliorare il mio inglese.

    Brainstorming
    si vero, e’ uno di quei termini che non mi vanno giu’. Per me si tratta di “riunione introduttiva”. Sbaglio sicuramente, ma ho la tendenza a tradurre meccanicamente i termini stranieri … e questo termine mi sembra molto ridicolo. Ovviamente e’ un mio pensiero personale. Credo che questo termine venga abusato da tutte le parti!

  12. 2007 maggio 9 alle 5:05 pm

    Brainstorming (tradotto letteralmente e liberamente): tempesta di cervelli. Credo si dovesse utilizzare in riunioni di tipo “creativo”, come una riunione di caporedattori in un giornale che deve decidere che articoli inserire nell’uscita del mese; oppure una riunione di creativi della pubblicità (che calza forse più a pennello) insomma quel tipo di riunioni in cui i cervelli devono funzionare e non essere imbottiti di dati e relazioni preconfezionate. In realtà la traduzione pedissequa di un termine è pura utopia. La parola “coffee” non renderà mai l’idea del nostro “espresso” che in molte parti del mondo viene usata per avvelenarci con un coffee ristretto dal sapore mediocre. Provare per credere :)))

  13. 13 durlindana
    2007 maggio 9 alle 8:43 pm

    il tuo articolo mi ha veramente colpito…….. la penso proprio come te condivido in pieno il tuo ragionamento.Provo un sacco di rabbia quando sento certi stranierismi sulla nostra magnifica e bellissima lingua, non perchè io so scrivere e quindi sono portatore di chissà quale cultura superiore ma perchè penso di avere una coscenza e una memoria storica-culturale sulla mia patria, non sono fascista e nemmeno comunista, è proprio patria questa parola , amo l’italia in tutte le sue multiformi anime.Cavolo siamo il paese della cultura e dell’arte e ci perdiamo in un bicchiere di ……nel mio blog ho scelto di non usare il termine computer ma l’italiano calcolatore(elaboratore) non ti dico lasciamo stare….
    ciao e complimenti1

  14. 14 4bbr4cci0
    2007 maggio 9 alle 9:51 pm

    Ciao,

    scusate ma sono completamente d’accordo con Kijo!

    Io lavoro in una grossa multinazionale, e spesso addestro il personale sulla tecnologia e metodologia dei nostri prodotti.

    Nelle mie sessioni io cerco di rendere prima di tutto comprensibile i concetti, evitando i temrini inglesi a soli ed esclusivi termini tecnici , magari intraducibili. Ma prima di tutto la comunicazione deve essere chiara! i concetti ampiamente condivisi, quindi si introducono i termini “esteri” indispensabili, e poi si chiariscono i termini che sentiranno in generale in altri luoghi e situazione.

    Riusltato? I miei “studenti” sono sempre padroni degli argomenti che hanno acuisito, “studenti ” di altri colleghi appena cambi una virgola su alcune parole ti guardano come un extra terrestre!

    Volete fare un test per sapere se il vostro interlocutore usa la lingua straniera solo per farsi “figo” ma in realtà ha un vocabolario italiano del tutto arido?
    Chiedete a qualcuno che vi ha appena inondato di termini inglesi cosa voglia dire “borioso” e magari anche “trainato”…

    Poi verificate se i significati ricevuti si avvicinano di più ai termini di “to become bore” e “Training” oppure al vero significato italiano…

    La lingua è un essere vivo! Ora però stiamo diventandi come il gobbo del “nome della rosa ” Di Eco.

    Ciao

  15. 15 coort
    2007 maggio 10 alle 8:59 am

    @Kijo
    case study=a careful study of some social unit (as a corporation or division within a corporation) that attempts to determine what factors led to its success or failure

    C’è anche la versione medica, in pratica è analisi su un qualcosa di specifico, del passato, e che riguarda di norma un gruppo sociale. Come per tutto di può estendere, ma non è un analisi aziendale, o meglio non è solo quello.

    Come per brainstomring non è altro che uno specifico tipo di analisi, solo che nel caso di questo termine l’uso comune l’ha portato a sostituire il termine generico (in pratica si abusa di case study anche nel linguaggio inglese).

  16. 16 galadriel
    2007 maggio 10 alle 9:23 am

    Ho letto tutta la discussione e la mia conclusione è: non è tanto quali termini vengono utilizzati, ma da chi. Kijo ha deciso che i termini stranieri fanno ridere in certi contesti e a prova della sua tesi invece di offrire tesi serie (ma il suo articolo non lo era e aveva finito tutti gli argomenti li) posta che è stato segnalato nei top post della word press. Per la serie: se lo dicono loro basta polemiche! Bel modo di affrontare le cose…

  17. 2007 maggio 10 alle 2:42 pm

    @ galadriel
    no guarda, il top post viene pubblicato in automatico con il blog su wordpress, cosi’ come i pingback.
    Ricontrollo eventuali opzioni automatiche nelle mie impostazioni per escluderlo, ma ti assicuro che non e’ voluto!
    Se mi conoscessi sapresti perfettamente che non cerco notorieta’, e non uso questa per comprovare un ragionamento, ma solo discutere con gli altri dei miei pensieri per crescere insieme.
    Sono fra l’altro sono uno che di fronte alla notorieta’ si tira indietro, perche’ preferisce essere stimato sinceramente da alcuni, che osannato da molti.
    Se poi vuoi sottolineare alcune mie affermazioni superficiali ed errori, commenta pure, sono sempre aperto a critiche!
    Come te diffido di chi usa la notorieta’ ed il successo per comprovare le proprie affermazioni, mi ricorda molto i politici italiani ed il grande fratello! :p

  18. 2007 maggio 10 alle 2:55 pm

    @ coort
    si si case-study e’ di origine medica, quello lo sapevo.
    Effettivamente nelle riviste scientifiche e’ sempre collegato e riferito ad un’analisi statistica,
    quindi devo pensare che l’accezione che taluni usano e che ho usato io (caso di studio) e’ sbagliata.
    Grazie😉

  19. 2007 maggio 10 alle 2:56 pm

    @ 4bbr4cci0
    effettivamente il gobbo si chiamava Salvatore … come salvatori vogliono essere quelli che si riempono di parole anglofone anche nel linguaggio comune … sara’ un caso, una curiosa coincidenza?

  20. 20 sybillinux
    2008 maggio 29 alle 12:49 pm

    come sempre si discute molto di tutto ciò che non è sostanziale

    ho dedicato 30 secondi alla lettura, e 2 minuti a scrivere qui

    a prescindere da come una cosa si chiama, se vogliamo ascoltare la giulietta di shakespeare, sarebbe bene perdere un po’ più di tempo per…

    – sapere cos’è

    – sapere come funziona realmente

    la lingua dell’informatica non è né l’inglese, né l’italiano, né nient’altro

    l’unica lingua compresa (ma non solo nell’informatica, a dire il vero) è l’ignoranza corazzata dalla certezza (la vera definitiva arma di distruzione di massa)

    syb

  21. 2013 maggio 31 alle 5:04 am

    Hi, I check your blog like every week. Your writing style
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  22. 2013 giugno 2 alle 3:01 pm

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